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THE WORKBENCH INTERNATIONAL presents:

Hannah Lees ~The Oldest Thing You Can Hold In Your Hand~
Curated by Pietro Di Lecce Text by Attilia Fattori Franchini.

23 September – 23 October
Opening 7.00 pm

The Workbench International

Via Vespri Siciliani 16/4 Milan
www.theworkbench.it
Infotheworkbench@gmail.com




The work of Hannah Lees takes the rhythm of seasons, cycles starting, ending and repeating as well as the infinite transformation of things. By concentrating on this transformation, and often attracted by natural processes of decay and mutation, she experiments ontologically with temporalities, to subvert and evidentiate time’s intrinsic power in shaping our world.

The 2003’s South Korean film Spring, Summer, Autumn, Winter... and Spring directed by Kim Ki-duk explores life in a Buddhist monastery that floats on a lake in a pristine forest. Throughout the film the floating temple and its surroundings are unfolding through the lives of its occupiers, an old monk and a young apprentice. Divided in five segments, the film embedded with symbolism, uses the paradigm of natural seasons to explore life, its quest and evolution through time and different conditions. In the final segment, Spring a new baby is left at the monastery to start the story over again. How much is time an intrinsic property of matter? How much the surrounding environment affects physical and emotional characteristics? The circularity of Spring, Summer, Autumn, Winter... and Spring, the sensibility it embraces through the poetic scenery and slow attention to details resembles Lees’ approach to art making characterised by a methodology attentive to natural rhythms and unexpected transformations. Often generated through personal dérive that lead her to gathering materials on long walks in her hometown Canterbury or on the Thames bankside, Lees applies repetition to deepen her analysis of evolution, in this case of matter mutating over similar formats and processes.

For her first Milan show, The Oldest Thing You Can Hold In Your Hand, Lees uses two of the city most important historical artworks as a starting point to explore ideas around display, feasting, ritual and participation, core topics in her practice. The works, Basket of Fruit (c.1599) by Caravaggio at Biblioteca Ambrosiana and The Last Supper, the famous late 15th-century masterpiece by Leonardo Da Vinci decorating the refectory of Santa Maria delle Grazie, feature food and conviviality framed as generative practice of culture and transformation. Keeping these two works in mind, Lees stages on the opening night a moment of encounter around food exchange. By using the characteristic workbench, which also gives name to the space, Lees experiments forward with what she calls Bread and Wine events. A tablecloth dyed with discarded vegetables transforms the bench into a table dressed with Einkorn wild wheat bread, red wine and glasses inviting the viewers to engage with these elements and create a participatory artwork. Whatever is left on the table becomes a snare-picture of a moment of exchange, fixed but subtly morphing for the duration of the show.

The rest of the space is filled with a selection of new and on-going works that form part of Lees’ research and interest, introducing the viewer to artistic gestures that tend at subverting natural laws as well as preserving specific moments. Found objects are fixed in plaster; Tablets (on-going) and seeds are frozen through the process of silver casting. Bamboo sheathes are strung on metal wire and carved graffiti on wooden benches is transferred to newsprint paper with graphite. By choosing live and edible materials for her interventions Lees attempts to revert annihilation, death and variation also embracing this limitations as tools to understand the morphology of things.Works and actions are repeated over time, restaged and adapted to new contexts creating the sentences of a discourse that tends to infinity.

Text by Attilia Fattori Franchini

Il lavoro di Hannah Lees si avvale del ritmo delle stagioni, dei suoi cicli con partenze, conclusioni, ripetendo così come è la trasformazione infinita delle cose. Concentrandosi su questa variazione, si è attratti dai processi naturali di decadimento e di mutazione, l’artista sperimenta in modo ontologico e con temporalità, in modo tale da sovvertire la potenza intrinseca del tempo e poter plasmare il nostro mondo.
 
Il film sud coreano diretto da Kim Ki-duk “Spring, Summer, Autumn, Winter... and Spring “ esplora il decorso di un monastero buddista che galleggia su un lago in una foresta incontaminata. Dal tempio e non solo vediamo e conosciamo la vita dei suoi occupanti, un vecchio monaco e un giovane apprendista. Diviso in cinque segmenti, il film intriso di simbolismo, utilizza il paradigma delle stagioni naturali per esplorare la vita, la sua ricerca, l’evoluzione nel tempo e le sue diverse condizioni.

Nel segmento finale, un nuovo bambino è stato lasciato al monastero per poi far iniziare la storia da capo. Quanto dura la proprietà intrinseca della materia? Quanto l'ambiente circostante influisce sulle caratteristiche fisiche ed emotive? La circolarità della primavera, dell’estate, dell’autunno e dell’inverno ... e ancora la primavera, la sensibilità è connessa ad un paesaggio poetico e lento l’ attenzione ai dettagli è simile all’approccio artistico di Lees, caratterizzato da una metodologia attenta ai ritmi naturali e trasformazioni inaspettate. Spesso l’artista ha raccolto i materiali durante le  lunghe passeggiate nella sua città natale di Canterbury o sul Tamigi Bankside, Hannah Lees approfondisce analizzando il mutare della materia nel corso del tempo accostandolo ad altri processi simili.
Per la sua prima mostra personale di Milano: “The Oldest Thing You Can Hold In Your Hand” da The Workbench International, Lees utilizza come riferimento due delle più importanti opere storiche presenti nella città di Milano, l’artista analizza le feste, i rituali ed i temi centrali raffigurati nel Canestra di frutta (c.1599) di Caravaggio che sitrova nella Biblioteca Ambrosiana e L'Ultima Cena, il celebre capolavoro del tardo XV secolo di Leonardo Da Vinci che decora il refettorio di Santa Maria delle Grazie, ricollegando poi il cibo e la convivialità alla funzione inquadrata come pratica generativa di cultura e trasformazione.
Prendendo come riferimento queste due opere, Lees mette in scena nella serata di apertura della mostra, un momento di incontro legato ad uno scambio di cibo. Utilizzando il banco da lavoro (che dà il nome allo spazio stesso ) per l’appunto The Workbench, Lees sperimenta con quello che lei chiama il rituale “eventi di pane e vino”.

Una tovaglia tinta con le verdure scartate trasforma il tavolo in una tavola imbandita sulla quale troviamo farro, pane di grano, vino rosso e bicchieri invitando gli spettatori a impegnarsi con questi elementi e creare un opera d'arte. Tutto ciò che è lasciato sul tavolo diventa un aggancio-immagine legato ad un momento di scambio che caratterizzerà in modo sottile tutta la durata della mostra. Nel resto dello spazio si potrà ammirare tutta una selezione di nuove opere che fanno parte della ricerca di Lees, si cerca quindici avvicinare lo spettatore a gesti artistici che tendono a sovvertire le leggi naturali e a preservare momenti specifici.

Gli oggetti trovati dall’artista stessa sono stati poi fissati in gesso; compressi e semi-congelati attraverso il processo di fusione dell’argento. Guaine di bambù sono state infilate su di un filo metallico ed incise grazie al supporto di panche di legno, l’artista ha poi, utilizzando la grafite, trasferito su carta di giornale i segni delle incisioni. L’artista avendo scelto materiali “vivi” e commestibili per i suoi interventi, tenta in un certo qual modo di ripristinare l’annientamento e  la morte per poter comprendere la morfologia delle cose.
I lavori e le azioni si ripetono nel tempo, rimonta e adattata a dei nuovi contesti, creando le frasi di un discorso che tende all’infinito.

Text by Attilia Fattori Franchini